Proposta di programma per il triennio 2011-2013
Società Italiana di Psichiatria
Sezione Regionale Ligure

Di Lucio Ghio

Caro Socio,

nell’accogliere l’invito del Presidente uscente a proporre la mia candidatura come Presidente della Sezione Ligure della Società Italiana di Psichiatria per il triennio 2011-2013 desidero, insieme ad altri colleghi, presentare alcune idee per un programma che abbia come obiettivi da una parte quello di proseguire il lavoro svolto negli ultimi anni per dare continuità ad alcuni aspetti culturali e istutuzionali, dall’altra quello di porre le basi  per un’evoluzione e un miglioramento del funzionamento della sezione in particolare in relazione ai suoi compiti di comunicazione e collaborazione tra soci, alle sue funzioni formative e di stimolo alla ricerca,  agli aspetti di politica sanitaria e di stimolo al miglioramento dell’appropriatezza delle pratiche cliniche e infine al necessario dialogo con il mondo dei giovani psichiatri, del lavoro e della società.

Tenendo conto di questa premessa l’attività della Sezione dovrebbe articolarsi e concentrarsi su alcuni specifici obiettivi:

1. Miglioramento della COMUNICAZIONE E COLLABORAZIONE tra soci e con le altre istituzioni:

Il compito primario di una società scientifica è quello di rappresentare un luogo di incontro quanto  più aperto per i soci, uno spazio per la riflessione e il dibattito, una comunità scientifica in cui condividere o confutare teorie e prassi. Questo obiettivo non può essere limitato ai componenti del consiglio direttivo o alle figure leader delle istituzioni psichiatriche regionali, ma deve prevedere il coinvolgimento più ampio dei soci e di coloro che lavorano nelle diverse realtà territoriali.
Questo aspetto, pur essendo migliorato nel tempo grazie all’attività degli ultimi direttivi, presenta ancora diverse lacune e difficoltà, in parte dovute alle caratteristiche geografiche della regione, in parte alimentate nel tempo da una scarsa abitudine alla comunicazione e alla collaborazione tra pari, con il rischio sempre presente di una poco produttiva autoreferenzialità.
La nostra Sezione può e deve rappresentare il punto di riferimento per la creazione di reti collaborative regionali, per momenti di effettivo confronto sulle pratiche cliniche e di diffusione delle eccellenze regionali e per la realizzazione di gruppi di studio e di ricerca che permettano a tutti i soci la partecipazione attiva alla vita della Sezione.
Per raggiungere questo obiettivo è necessaria la disponibilità al cambiamento di tutti gli attori in gioco, ma dovrà essere compito precipuo del nuovo direttivo individuare nuove e più frequenti modalità di incontro tra soci (es. piccoli seminari in sede decentrata), rendere concreta e partecipata l’assemblea annuale dei soci (prevista per statuto) che può divenire luogo di confronto anche dell’attività clinica regionale dell’anno precedente (es. confronto dei soci sui dati epidemiologici clinici provenienti dai registri informatici regionali), coinvolgere in gruppi di studio tematici anche i soci interessati al di fuori del direttivo, prevedere uno spazio bianco (vedi sotto) che possa permettere l’ascolto delle proposte dei soci. I consiglieri eletti dovranno in questo senso essere i responsabili e i promotori di tali iniziative per le rispettive aree di lavoro e di appartenenza.
Per poter trasferire i risultati di una più produttiva comunicazione tra i soci nella pratica clinica sarà importante prevedere almeno una consensus conference nel triennio che possa rappresentare, attraverso la realizzazione di un documento condiviso su una tematica di comune interesse, il riflesso concreto di una maggiore collaborazione.

Se da una parte è importante migliorare la comunicazione tra i soci e all’interno della sezione, altrettanto importante è, in un ottica di sistemi aperti, la gestione della comunicazione e delle relazioni con le altre società scientifiche mediche, con le altre società specialistiche di psichiatria presenti sul territorio ligure e con le sezioni regionali della Società Italiana di Psichiatria delle regioni limitrofe.
Per quanto riguarda le altre società mediche sarà importante continuare a sviluppare percorsi formativi e di ricerca multidisciplinari in particolare con la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) e l’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) per l’area delle demenze e la psicogeriatria, con la Società Italiana di Neurologia per l’area delle neuroscienze, con la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza per i disturbi psichici in adolescenza e con la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) per l’area della collaborative care; dovrà tuttavia anche essere affrontato con queste società, in particolare con la SIN, il tema delle reciproche competenze professionali, spesso confuse dalla popolazione generale, questo non tanto per futili ragioni corporative ma per il rispetto del concetto di appropriatezza degli interventi per i nostri pazienti.
Per quanto riguarda il rapporto con le altre società specialistiche di psichiatria regionali, alcune delle quali sezioni speciali della SIP, (Società italiana di psichiatria di consultazione, AIP, Società Italiana di Psicoterapia Medica, Società di Riabilitazione Psicosociale, Acanto, Coirag, Fenascop, ecc) potrebbe essere prevista una piccola commissione intersocietaria con l’obiettivo di garantire una formazione regionale specialistica eterogenea, per quanto possibile condivisa e integrata, e senza inutili sovrapposizioni.
Per quanto riguarda il rapporto con le sezioni regionali della Società Italiana di Psichiatria delle regioni limitrofe dovrà continuare il lavoro di confronto intrapreso dal precedente direttivo e potranno essere previsti eventi formativi congiunti con l’intento di realizzare eventi di maggior impatto educativo e confronto culturale.

Dovrà essere mantenuto ed esteso il tavolo di lavoro con l’Agenzia Regionale Sanitaria (Ars),  anche su tematiche diverse rispetto a quelle del precedente direttivo e la Sezione dovrà esercitare una funzione di stimolo al miglioramento delle pratiche cliniche basate sull’evidence based medicine, anche attraverso lo strumento, già  adottato, di delibere regionali ad hoc.

Non dobbiamo infine dimenticare che la psichiatria rispecchia la società che la rappresenta più di ogni altra branca della medicina e per questo non può essere pensata una psichiatria moderna senza un stretto rapporto della sezione con il mondo del lavoro e della società, con le associazioni di volontariato, dei familiari e degli utenti, rapporti che non squalificano ma semmai arricchiscono il nostro sapere e la nostra cultura.

Tali rapporti e in generale i temi centrali di questo programma dovranno essere portati avanti anche attraverso una capace gestione delle comunicazioni e delle relazioni con la stampa e i media locali.

2. Sviluppo di attività di RICERCA e miglioramento dell’ATTIVITÀ EDITORIALE:

Il tema della ricerca rappresenta un punto nodale per il miglioramento delle pratiche assistenziali cliniche e organizzative in psichiatria, e un elemento di vitale importanza per una società scientifica.
Tradizionalmente in psichiatria il mondo della ricerca e della pratica clinica hanno percorso binari paralleli e distanti, con posizioni spesso antitetiche e pochi canali di comunicazione integrata. Questa situazione ha portato negli anni a un predominio della ricerca sponsorizzata dall’industria farmaceutica e, come sottolinea Tom Insel, a un ritardo inaccettabile del miglioramento dell’efficacia dei trattamenti, farmacologici e non, in psichiatria.
Non è più possibile oggi mantenere una autoreferenzialità delle pratiche (“facciamo cosi” per storia, tradizione del gruppo o scuola), ma è necessario prevedere percorsi di standardizzazione, monitoraggio e valutazione dei processi e degli esiti, in cui siano coinvolti sia gli operatori che gli utenti.
Pensiamo quindi che per evitare le paludi attraenti dell’autoreferenzialità, fonte da una parte “di una statica tranquillità” (degli operatori) dall’altra di un immobilismo evolutivo (delle pratiche terapeutiche), sia necessario che anche la psichiatria entri, sempre più, in una dimensione di valutazione e autovalutazione dei modelli terapeutici, una dimensione non solo tecnica, sul modello dell’health technology assessment, ma anche mentale, assimilabile a quella che Tom Main (1983) definiva la cultura della indagine, ovvero il mantenimento di uno stato di pensiero e un clima istituzionale favorevoli all’indagine e all’attenzione critica ai processi terapeutici.
La nostra Sezione può rappresentare lo spazio ideale per la promozione di una nuova cultura di integrazione tra il mondo della ricerca e quello della pratica clinica, per la realizzazione di reti di ricerca regionali, per il miglioramento della comunicazione e collaborazione tra Università e Dipartimenti territoriali e  per il sostegno della ricerca tra i giovani psichiatri.
Un’importante iniziativa promossa nell’ultimo direttivo conferma la fattibilità di reti collaborative di ricerca; è stata infatti condotta una ricerca multicentrica regionale, attraverso la rete sip, in 15 strutture residenziali sparse sul territorio regionale che ha portato a un’importante pubblicazione su una rivista impact factor (“Antipsychotic utilization and polypharmacy in Italian residential facilities: a survey. Epidemiologia e Psichiatria Sociale, Aprile 2011, in press).
Obiettivo del prossimo direttivo dovrebbe essere quello di sviluppare nuove reti di ricerca in particolare su alcune tematiche di rilievo quali quella della farmacovigilanza e della farmacoutilizzazione, dello stigma, dei percorsi di cura (patways to care),  delle nuove forme di residenzialità e dei  nuovi bisogni assistenziali, e del rapporto tra scienze umane e neurobiologiche.
Considerato il successo ottenuto nella sua prima edizione, sarà inoltre prevista una nuova edizione del “Premio Alessandra Berti”, con la premiazione della migliore ricerca regionale di un giovane psichiatra.

L’attività editoriale della Sezione negli ultimi anni si è svolta principalmente attraverso l’utilizzo del sito web (www.sipligure.it), importante canale di comunicazione tra i soci, raro esempio tra le sezioni regionali della SIP.
Il sito dovrà, tuttavia, essere migliorato nella grafica e nella navigabilità, e dovranno essere inseriti link di interesse formativo e legislativo.
Un obiettivo specifico del prossimo direttivo sarà quello di pubblicare linee guida locali e di tradurre, e rendere fruibili, le principali linee guida in psichiatria in lingua inglese.
Per quanto riguarda l’attività editoriale un problema emerso in questi anni è quella della difficoltà di pubblicazione degli atti dei convegni e, per i giovani psichiatri, di trovare spazio per la pubblicazione di loro contributi.
A tale proposito un obiettivo specifico sarà quello di realizzare, all’interno del sito web, una rivista on line open access, con lo scopo iniziale di pubblicazione degli atti dei convegni e di stimolo alla pubblicazione per i giovani psichiatri della nostra regione. Questa rivista prevederà la registrazione in tribunale e un numero di ISSN (International standard serial number) e avrà quindi lo stesso valore di una rivista italiana cartacea senza impact factor, ma con la rapidità di diffusione e facilità di lettura data dall’essere online e free access. La rivista sarà inizialmente quadrimestrale o semestrale.

3. Sviluppo di ATTIVITÀ FORMATIVE

Gli eventi formativi organizzati dalla Sezione sono stati negli anni generalmente frequenti e partecipati, eterogenei nelle tematiche e in linea con i bisogni assistenziali e le problematiche emergenti.
L’obiettivo è quello di continuare questa tradizione cercando di includere tra le modalità formative: la organizzazione di eventi con altre sezioni regionali, un maggiore spazio per i giovani psichiatri, la realizzazione di piccoli seminari locali nelle sedi decentrate su tematiche proposte dai soci, anche con l’obiettivo di migliorare l’integrazione e la conoscenza tra soci, la realizzazione, come già citato, di una consensus conference, l’attivazione di gruppi di studio che coinvolgano anche i soci e non solo i consiglieri, e il coinvolgimento delle associazioni di utenti e familiari.

I contenuti degli eventi formativi dovrebbero riguardare le tematiche al momento più problematiche e di maggior interesse. Alcune proposte sono:

L’AREA DEGLI ADOLESCENTI E DEGLI INTERVENTI PRECOCI

Nell’ambito dei disturbi psichiatrici gli interventi sono sempre stati orientati quasi esclusivamente alla prevenzione terziaria, ma negli ultimi anni l’acquisizione di nuove conoscenze ha permesso di prospettare linee di intervento anche nell’area della prevenzione secondaria in particolare quando rivolta al riconoscimento precoce di nuovi casi e alla riduzione del ritardo nel mettere in atto un trattamento efficace.
E’ noto che l’80% dei disturbi psichiatrici ha un esordio in adolescenza ed è quindi in questa fascia di età che devono essere concentrati gli sforzi e attuati gli interventi preventivi e precoci.
I protocolli di cura in età adolescenziale sono spesso poco definiti, o quando presenti poco conosciuti e diffusi sul territorio e inoltre i servizi per minori sono insufficienti e di solito poco coordinati con il servizio per gli adulti.

L’AREA DELLA PSICOGERIATRIA

Il processo di invecchiamento della popolazione ha portato la componente anziana in Italia a oltre il 20% nel 2008, e a oltre il 26% in Liguria, regione più anziana, e proseguirà in maniera progressiva, giungendo nel 2050 a deformare la struttura per età della popolazione, con una quota di anziani (33% del totale della popolazione) oltre due volte e mezzo la quota di giovani.
In ambito psichiatrico questo si tradurrà in richieste sempre maggiori di assistenza e cura, che riguarderanno in particolare i disturbi psichici e comportamentali associati alle demenze, la depressione, i tentati suicidi, il supporto psicologico ai caregiver, oltre alla la gestione del problema, già visibile, dell’aumento generale della richiesta di residenzialità a lungo termine e dell’elevato utilizzo di psicofarmaci negli anziani.
Tutti questi problemi clinici non potranno più rimanere sul confine nebuloso delle competenze non definite tra le discipline interessate (Psichiatria, Neurologia, Geriatria, ma anche Dipartimenti di Cure Primarie e Distretti Sociosanitari) ma dovranno essere accolti dentro una trasformazione di prospettiva in cui l’area della specializzazione perderà funzionalità e potere a favore di un aumento dell’efficienza e dell’appropriatezza degli interventi.
La psicogeriatria rappresenterà nei prossimi anni il banco di prova della capacità dei servizi di salute mentale di trasformarsi e di assumere competenze nuove, di sviluppare reti di assistenza multidisciplinari realizzando nuovi percorsi di liaison, e di contaminare le discipline più “mediche” con le proprie attitudini alla relazione umana, alla significazione e alla tutela dei diritti.

IL PROBLEMA DELLO STIGMA DEI PAZIENTI, DELLO PSICHIATRA E DELLA PSICHIATRIA

Affrontare il tema dello stigma nell’ottica di un miglioramento globale delle pratiche psichiatriche non appare anacronistico ma di forte attualità se si considera che in molte parti del mondo, compreso quello occidentale, l’immagine sociale dei pazienti affetti da disturbi mentali e la loro integrazione nelle comunità di appartenenza non sono molto migliori di quanto non fossero vent’anni fa. Anzi potremmo dire che oggi il tema è ancor più complicato dal  fenomeno dell’immigrazione e dell’invecchiamento, dall’aumento dei problemi di homelessness e disoccupazione e dal cambiamento strutturale della società che da comunità tradizionalmente intesa, con i suoi connotati di protezione e contenimento, si sta progressivamente trasformando in una società “liquida” individualizzata, caratterizzata dalla fragilità dei rapporti e dall’indefinitezza dell’identità.
Gli atteggiamenti stigmatizzanti, caratterizzati da giudizi stereotipati, pregiudizi, discriminazioni  ed esclusioni sociali, sono diffusi in vari contesti sociali, ma ciò che sorprende è che alcuni studi  hanno dimostrato che i professionisti della salute mentale sono portatori nei confronti dei pazienti psichiatrici degli stessi pregiudizi diffusi nella popolazione generale e che, tra le varie figure professionali considerate, i più carichi di pregiudizi e stereotipi sembrano essere gli psichiatri.
D’altronde lo psichiatra stesso e in generale la psichiatria sono oggetto di stigma e stereotipi culturali da parte della popolazione generale, delle istituzioni educative e sanitarie stesse, tanto che uno degli obiettivi dell’Action Plan 2008-2011 della World Psychiatric Association è stato quello di migliorare l’immagine dello psichiatra e della psichiatria agli occhi della popolazione e delle istituzioni sanitarie e politiche.

NUOVI MODELLI DI ASSISTENZA COMUNITARIA E IL FUTURO DELLA RESIDENZIALITÀ

Come sottolineato anche nel paragrafo successivo (punto 4) la trasformazione delle richieste di cura e il problema dell’aumento delle richieste di residenzialità a lungo termine pongono interrogativi sulla necessità di evoluzione dei modelli assistenziali attuali, sulla specializzazione dei trattamenti, sull’indicazione all’estensione del modello di rete a specialità confinanti, sulla ricerca di nuovi modelli di riabilitazione psicosociale.
Le nuove priorità cliniche e organizzative dei servizi di salute mentale possono essere riassunte con un estratto del libro bianco, La vita buona nella società attiva, del Ministero del Welfare: “S’impone una programmazione chiara ed uniforme, che riaffermi la necessità di attivare la promozione della salute mentale nelle varie fasi del ciclo vitale (adolescenza, età giovanile, adulta, anziana), favorendo l’integrazione funzionale tra servizi a patologia limitrofa (tossicodipendenza, disabilità, disturbi cognitivi in età senile), i miglioramenti organizzativi tesi ad affrontare le patologie emergenti (disturbi del comportamento alimentare, disturbi della personalità), i percorsi differenziati per tipo di patologia, la nuova cronicità ed il bisogno di lungoassistenza.” (2009).
Tutto questo ovviamente tenendo conto della forte sproporzione tra la quantità di utenza potenziale (ogni anno il 20-30% della popolazione adulta nei paesi sviluppati presenta un problema di salute mentale) e le possibilità di cura da parte dei servizi in grado di trattare il 2-3% della popolazione generale, cioè un decimo del bisogno, e della necessità quindi, di utilizzare i dati epidemiologici come supporto alla programmazione sanitaria e alle decisioni cliniche.

IL RAPPORTO TRA  NEUROSCIENZE E TERAPIE IN PSICHIATRIA

I modelli neurobiologici più avanzati, la psicoanalisi e la terapia cognitiva stanno trovando dei punti importanti di convergenza e sembrano oggi poter fruttuosamente dialogare, come forse mai negli ultimi cento anni.
La sezione si propone di partecipare a questo dialogo, da un lato promuovendo incontri, in cui i diversi modelli neurobiologici e psicologici possano confrontarsi sul tema della cura e della patogenesi in psichiatria, dall'altro promuovendo ricerche sul campo, ad esempio nell’ambito delle cure istituzionali dove i rapporti tra mente e corpo e cura sono così stretti. Un’ipotesi potrebbe essere quella di valutare come la cura istituzionale sia in grado di modificare gli stili di attaccamento, che come è noto sono alla base della possibilità di mentalizzare.

IL RAPPORTO TRA IL MONDO DELLA PSICHIATRIA E IL MONDO DEL LAVORO

Freud sosteneva che la capacità e la possibilità di lavorare, e aggiungiamo un buon clima emotivo dell’ambiente di lavoro,  rappresentano una delle colonne portanti della salute psichica.
In tempi di crisi economica, globalizzazione e conseguente alta mobilità lavorativa, disuguaglianze economiche, alta conflittualità e competitività intralavorativa, basso rapporto tra  gratificazione e fatica lavorativa,  con un quadro generale di impoverimento e fragilità delle relazioni umane, non si può fare a meno di prendere atto che l’incertezza emotiva sembra essere il sentimento dominante e che frequenti domande di cura (depressione, ansia, idee autolesive, mobbing, burn-out) e di diagnosi differenziale (perizie psichiatriche) siano in rapporto a questi problemi di vita.
Inoltre non solo gli individui ma anche le istituzioni, le aziende e in generale le organizzazioni come gruppo si “ammalano” e possono manifestare sintomi di sofferenza e disagio emotivo, che se non riconosciuti e affrontati possono determinare conseguenze dannose per i membri del gruppo e per l’organizzazione nel suo insieme.
Il rapporto tra mondo del lavoro e psichiatria appare problematico anche per quello che riguarda l’inserimento lavorativo dei pazienti affetti da disabilità psichica, che spesso, nonostante conservate abilità, non riescono ad andare oltre stages di tipo formativo, e vedono il loro orizzonte e la loro identità limitata a quella di malato psichico.

IL TEMA DEL RAPPORTO TRA PSICHIATRIA E GIUSTIZIA

Il problema dei pazienti psichiatrici autori di reato, il progetto di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, le frequenti richieste da parte dei Magistrati di prese in carico territoriali come misura alternativa alla pena, le modalità di impiego dell’amministrazione di sostegno sono alcuni dei temi che rendono aperto il dibattito sul rapporto tra psichiatria e giustizia e necessari eventi formativi congiunti e confronti tra le due aree.

4. POLITICA SANITARIA ed evoluzione dei modelli assistenziali

Data come premessa la grande rilevanza storica del modello di psichiatria di comunità, che ha permesso un progressivo miglioramento dell’assistenza psichiatrica negli ultimi 30 anni, possiamo chiederci se oggi questo modello, o i suoi contenuti e le sue funzioni, siano aderenti alla realtà in cui viviamo, o abbiano, al contrario, bisogno di un ripensamento critico e orientato al futuro, o semplicemente di un lavoro di “ordinaria” manutenzione in relazione ai cambiamenti storici e culturali.
La nostra sezione ha il compito di stimolare un dibattito su queste tematiche, in relazione anche ai dati recenti (PROG-CSM) che evidenziano una sostanziale trasformazione delle richieste di cura, passando dall’area psicotica a quella dei disturbi d’ansia, dell’umore e dei disturbi di personalità che rappresentano complessivamente l’80% della domanda di cura.
Temi su cui discutere saranno la flessibilità funzionale e organizzativa dei CSM, le modalità di assistenza ospedaliera con ipotesi di organizzazione secondo moduli di trattamento a diversi livelli di intensità e le problematiche della residenzialità con l’analisi di nuove forme di intervento che permettano la diminuzione dei tempi di permanenza in struttura.

Per tutti temi di politica sanitaria sarà importante, come già accennato, mantenere un canale comunicativo aperto e produttivo con l’Agenzia Regionale Sanitaria (ARS) e dovrà continuare il tavolo di lavoro per migliorare la collaborazione con i MMG.

La nostra sezione dovrà inoltre stimolare, insieme alle associazioni di familiari e utenti, interventi di prevenzione e informazione (in particolare nelle scuole) cercando di sviluppare quella che viene definita “mental health literacy”, cioè l’alfabetizzazione sui problemi di salute mentale, non solo per diminuire lo stigma ma anche per migliorare la capacità delle persone di riconoscere in sè e negli altri un bisogno di aiuto nell’area dei disturbi psichici.

5. Programma GIOVANI PSICHIATRI

Dopo il successo dei seminari dedicati ai giovani psichiatri organizzati nel triennio precedente, il gruppo dei giovani psichiatri si propone di approfondire, con modalità pratiche ed interattive, temi riguardanti la psicopatologia, la psichiatria forense, la psicofarmacologia clinica, l’analisi istituzionale e la gestione delle dinamiche nel gruppo di lavoro, e intende organizzare visite e scambi culturali con le strutture di eccellenza regionali ed extraregionali.

6. SPAZIO BIANCO

Lo spazio bianco vuole essere una parte del programma che dovrà essere costruita nel corso del triennio da parte di tutti i soci, la cui partecipazione sarà facilitata da eventi decentrati e da  incontri dedicati in tutte le realtà locali. I risultati del confronto dovranno portare a un evento formativo su una tematica considerata di rilievo e condivisa.

A tutti i soci proponiamo come gruppo questo piano di lavoro per il prossimo triennio

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   © 2012 Sezione Regionale Ligure della Società Italiana di Psichiatria 


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